Statistiche Nazionali e gli eventi successi negli ultimi mesi, dimostrano che l’80 % delle morti da naufragio compromettono le condizioni di sicurezza degli operatori sia per quanto riguarda la “mobilitazione dei carichi” i quali problemi, aggiungono un grave danno economico e di difficoltà organizzative agli enti dedicati al soccorso marittimo.

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In più alla fase “contaminante” che comporta un contatto fisico con sostanze organiche e biologiche, compromettendo l’incolumità dei soccorritori. Un altra necessità meno drastica raggiunge invece la necessità di imbarcare quei pericolanti che non essendo collaboranti, comprometterebbero il soccorso rendendolo più difficoltoso e rischioso.

Dopo molte richieste e segnalazioni per questo tipo di esigenza, si è confrontata con le altre realtà mondiali dove la necessità di recuperare un natante è stata risolta ed affrontata con tecniche e strumenti innovativi.

Un’altra spiegazione per questo risultato paradossale è che in caso di maltempo la maggior parte dei frequentatori del mare diventato giustamente timorosi per la loro vita e hanno il buon senso di indossare giubbotti di salvataggio con cinture di sicurezza.

Non vi è alcun dubbio che in condizioni estreme come quelle sperimentate nel 1998 Sydney- Hobart gara il grado di difficoltà nel reperire un “naufrago” può essere schiacciante . In queste circostanze, anche con un equipaggio esperto e le migliori attrezzature hanno un tasso di mortalità di quasi il 100 %.

Un recupero con difficoltà è standard, con un natante”scivoloso, obeso, molto vestito, ricoperto di gasolio, ed eventualmente la muta”.

L’eccessivo carico dovuto all’abbigliamento impregnato d’acqua può essere straordinario. In un recente annegamento in Tasmania l’abbigliamento invernale umido e gli stivali della vittima sono stati pesati all’arrivo in obitorio, molto tempo dopo che l’acqua in eccesso si era asciugata e il loro peso era pari a 74 kg! 

Ci sono una serie di altri dispositivi disponibili di soccorso in ambito acquatico, che sono commercializzati per il sollevamento di un “naufrago” su una barca di salvataggio. Una domanda comune è “qual’è la differenza tra questi l’FTA?”.

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La differenza chiave è che questo presidio con un tasso di invasività molto bassa, non provoca nessun tipo di danno anche a pericolanti con necessità primarie. E’ stato studiato per recuperare il pericolante mentre l’imbarcazione è in movimento, mantenendo una notevole distanza all’elica per la categoria gommoni.

Il sollevamento orizzontale è obbligatorio per tutte le situazioni di emergenza in cui la vittima ha trascorso molto tempo immerso nell’acqua sia per il paziente ipotermico, incosciente o ferito, ma soprattutto senza conoscenza della dinamica.

La parte inferiore del corpo è sollecitato da una compressione dovuta all’effetto idrostatico dell’acqua, il sangue è deviato verso l’alto nella cavità toracica e quindi progressivamente impoverito da un riflesso fisiologico che causa una eccessiva diminuzione della frequenza cardiaca rallentata, sviluppando l’ipotermia.

• Il sollevamento verticale provoca la perdita immediata di coscienza dato che la frequenza cardiaca non riesce ad aumentare per compensare questa carenza improvvisa del volume ematico centrale. Come risultato, possono verificarsi shock circolatorio e morte improvvisa.

• Una vittima in semi annegamento che ha ingerito acqua di mare, e quindi soggetta al vomito non dovrebbe mai essere tenuta supina “sulla schiena”, dato che i liquidi gastrici possono essere respirati e creare un principio di “polmonite ab ingestesi”. Il movimento di “rotolamento” nella fase di imbarco, assicura quindi che la maggior parte dei fluidi in fase di sollevamento si scaricherà dalla bocca per gravità.

• Tra le patologie da immersioni quindi emergenze mediche dove il baro trauma polmonare e embolia gassosa sono molto probabili in un sollevamento verticale. Questo è dichiarato e controindicato in quanto consente a bolle di gas di viaggiare fino al cervello creando uno scompenso pericoloso e importante.

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Gli altri metodi di caricamento del “natante”, normalmente dipendono dalla barca che si utilizza e che però deve trovarsi ferma a fianco alla vittima. Questo è molto difficile da raggiungere in condizioni di mare difficili e siamo assolutamente convinti che recuperare in pericolante è molto più facile quando la barca ha una sua inerzia e può essere manovrata durante il processo di imbarco.

Quello che amplifica la sua notevole capacità di intervento è la semplicità d’uso e la possibilità di poterlo fissare a diverse imbarcazioni con semplici accorgimenti, così da colmare anche quegli “stati di necessità” dove gli aiuti ausiliari agli enti preposti vengano precettati per svolgere “ricerca e recupero” in casi di “maxi emergenza” o “sbarchi incontrollati sulle nostre coste”.

Tutti i modelli nelle varie misure, richiedono comunque 190 centimetri di parapetto libero e sgombro per permettere al corpo di essere facilmente imbarcato a bordo in posizione orizzontale sulla barella di trasbordo, montata alla fine della rete rettangolare.

Il semplice movimento di imbarco, viene svolto grazie a maniglie con una speciale imbottitura galleggiante ad alta visibilità, poste sul lato immerso della rete così chè una volta “pescato” il natante siano a vista e semplicissime utilizzare, impedendo al personale di soccorso di esporsi sul parapetto, soprattutto con mare mosso.

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Nota di Accreditamento:

The Rescue Boat Sea Scoopa (FTA) è stato testato e certificato per l’ ABR 5195 Standard “Royal Australian Navy Requisiti di sollevamento”, con test di carico, superiori ai 350 Kg.

Certificato No. ABSS25291 ad un carico di 300 kg sia per la rete e la barella.

STOCK NATO NUMERO 6515-66-160-2559  Il presidio è stato recentemente premiato questo numero in modo che altre marine possono acquistare con fiducia.

Brevetto Internazionale Registrato

 

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