Maurizio P. (di seguito M.P.)

Cambiamo argomento.

Ad un certo punto del brano “Una difficile realtà” lei afferma esserci una sorta di abbandono dei vertici delle associazioni verso gli operatori, che si traduce, a livello pratico, in una sostanziale carenza di istruzione e formazione verso gli operatori stessi.

Io però darei a questo problema anche un’altra chiave di lettura, ovvero quanta responsabilità di ciò ricade effettivamente sugli amministratori degli enti e quanta ne ricade invece sul lassismo degli stessi operatori?

Le dico questo perché durante la mia esperienza decennale al vertice dell’associazione mi sono ripetutamente imbattuto in colleghi del tutto refrattari a qualsiasi novità, a qualsiasi moto che li portasse ad imparare delle cose nuove, ad articolare ed ad arricchire il proprio lavoro con delle sfaccettature diverse.

E questo “fancazzismo” diffuso (perché di questo si tratta!!!) oltre che ad essere un ostacolo non da poco all’interno dei singoli enti, diventa anche una palla al piede per tutto il sistema italiano del soccorso extraospedaliero.

Non ritiene quindi che se da un lato risulta impossibile valutare quale dei due fattori prevalga, dall’altro di certo non si può negare che sono presenti entrambe ed agiscono in maniera sinergica?

 

Funzionario (di seguito FU)

Si…questo è il dilemma!

Se fossero autentici professionisti, sarebbero loro stessi i primi a credere in quello che fanno, aggiornandosi e adeguandosi a nuove attrezzature conformi.

Ma data la mia grande conoscenza della situazione italiana posso affermare che a monte del problema non c’è solo lassismo.

Direi piuttosto che il lassismo vegeta in una situazione intricata, fatta di mancanza di stimoli, contratti mai definiti, responsabili di CO 118 che non sanno come si fa una RCP, etc.

Come pretendere che in un marasma di questo genere non ci sia più di qualcuno che si ritaglia lo spazio per farsi esclusivamente gli affari suoi?

È chiaro che anche gli autisti ne approfittano e se la prendono comoda… vorrei vedere se così non fosse!

Voglio aggiungere che ho l’impressione, maturata in tutti questi lunghi anni di attività, che la cultura italiana sia basata sul mantenere gli individui in uno stato di ignoranza e di sudditanza, in modo da non insegnargli ad usare la legge nel giusto verso.

Non so se mi capisce, ma una legge va letta e riletta; bisogna imparare a calarsi nello spirito del legislatore e a leggerla tra le righe in modo da “ribellarsi” con la legge, non contro la legge!

La situazione italiana è molto difficile, forse nei prossimi 10 anni si vedranno dei cambiamenti, forse…

Comunque il prossimo mese sarò nuovamente in Inghilterra nell’ambito della mia attività istituzionale e potrò valutare ulteriormente una situazione che so già essere molto diversa e quindi fare gli opportuni raffronti.

 

M.P.

Certo il contesto che lei descrive non è dei migliori, tuttavia le chiedo come, secondo lei, si potrebbe cominciare a sensibilizzare questa area letargica della categoria degli autisti, il cui “peso morto” impaccia i movimenti di tutto il resto?

 

FU

Non credo di essere troppo drastico dicendo che bisognerebbe cominciare dalle piccole cose, una delle quali è, per esempio, il considerare che tutto quello che si trova sul mezzo d’emergenza deve essere usato secondo le direttive/istruzioni predisposte dalla casa costruttrice.

Questo semplice fatto presuppone che i manuali d’istruzione e di utilizzo di ogni singolo presidio presente a bordo del mezzo di soccorso vengano letti e studiati sia dall’operatore del soccorso, come dal direttore/coordinatore della C.O.118.

Capita sovente, invece, che questi importanti manuali vengano completamente trascurati.

Poi ci si ritrova con protocolli emanati da un direttore di C.O. 118 palesemente in contrasto con l’uso raccomandato dei presidi.

Ho letto su questa stessa rubrica addirittura il caso di un direttore di C.O. 118 che si è permesso di redigere un ordine di servizio palesemente in contrasto con un articolo del Codice della Strada.

Dico, ma siamo alla follia?

Queste cose andrebbero denunciate immediatamente! Altro che ordine di servizio!

Altro esempio di “piccola cosa” che può essere messa in pratica fin da subito è il considerare che il materiale a bordo di un mezzo di soccorso deve rimanere intatto e funzionale fino a fine turno ed intatto e funzionale deve essere passato al turno successivo, anche reintegrandolo, quando necessario

O ancora, le dotazioni di sicurezza dei presidi, come per esempio le cinture di ritenuta devono essere utilizzate sempre, senza nessun “ma…,si…, però…, si potrebbe…” e stupidaggini di questo genere!

Durante le mie ispezioni ho visto cinture di ritenuta, di cui erano dotate le barelle, non usate perché al barelliere non piacevano; autisti che non si curavano minimamente del fatto che sul mezzo che conducevano nessuno utilizzava le cinture di sicurezza.

In questo caso è proprio l’autista il diretto responsabile e dovrebbe obbligare, se fosse un vero professionista, medici, infermieri, volontari e passeggeri a utilizzare in modo corretto i sistemi di ritenuta.

 

Come può vedere è un lavoro minuzioso che va fatto sulle piccole cose. Vanno scardinati certi resistenti luoghi comuni a suon di batoste, se necessario.

Per esempio l’autista che non si cura di chi è cinghiato o meno a bordo del mezzo da lui condotto andrebbe sanzionato senza esitazione, in primis dall’ente stesso presso cui opera.

 

M.P.

In che direzione deve andare la sensibilizzazione immediata di questa fetta di operatori?

 

FU

Innanzitutto corsi e re-trainig obbligatori con certificati di addestramento dove venga attestato che sono stati messi al corrente di informazioni utili alla loro salvaguardia e a quella del paziente.

E contemporaneamente a ciò anche incentivarli economicamente.

Maggiori responsabilità, un ampliamento della capacità operativa ed una maggior considerazione degli standard di sicurezza presuppone anche delle giuste gratificazioni per i risultati raggiunti.

Purtroppo su questo fonte noto anche una scarsa, per non dire nulla sensibilità da parte dei sindacati, che molto spesso avvallano situazioni deleterie per il servizio e gli utenti.

Capisce ora che non si può dare torto completo a degli operatori che vogliono rimanere “ignoranti” e non si aggiornano, semplicemente perché le CO 118 organizza corsi fuori dal turno e non paga neppure straordinari.

M.P.

E se si provasse a “spaventarli” sugli aspetti dei rischi che si corrono, magari portando ad esempio sentenze anche gravi a danno di colleghi?

 

FU

È un esperimento che abbiamo già tentato. È stato realizzato un corso dedicato alle normative e alle responsabilità dei professionisti, al quale ho partecipato all’unico scopo di studiarne i risultati.

Non incoraggianti, devo dirle.

Alla fine è emerso che si e no il 5 % dei partecipanti ha messo in atto gli insegnamenti del corso; gli altri se ne sono fregati altamente e continuano imperterriti a pensare di poter scaricare tutte le colpe sulla CO 118.

Anche quando è palese che una data responsabilità è direttamente attribuibile ad una loro negligenza ed è già stata oggetto di una sentenza punitiva a danno di loro colleghi.

Sinceramente non so in che mondo vivano.

Ma stia certo che nel caso finiscano tra le “mani” di un qualche legale si beccheranno una sonora scrollata che li riporterà dolorosamente con i piedi per terra!

 

M.P.

Mi sta quindi dicendo che la sensibilizzazione immediata lascia il tempo che trova perché il problema si è incancrenito e la sua soluzione non può che essere lenta e graduale.

E va programmata al fine di comprendere ogni aspetto!

Allora le chiedo che ruolo gioca in tutto ciò l’aspetto dei criteri d’accesso alla professione di autista soccorritore?

 

FU

Sono perfettamente al corrente che per voi autisti non esistono dei criteri validi d’accesso alla professione; si assume chi capita.

Non essendoci una selezione a monte può succedere che vi ritroviate con dei colleghi che fino a ieri facevano qualche altro mestiere e non siano per nulla “tagliati” per fare i soccorritori.

Credono di andare a fare gli autisti e poi scoprono che il “solo autista” non esiste quasi più nelle moderne equipe di soccorso.

Sicuramente dei requisiti essenziali d’accesso sarebbero una base importante per dei professionisti.

La cosa migliore sarebbe realizzare un albo dei professionisti cosi da aumentare le responsabilità penali (cosa vuoi dire?). è una categoria iscritta ad un’albo, che stabilisce i diritti e le responsabilità di un lavoro nuovo, fatto da un professionista. Quindi un numero tipo P.iva, iscritto all’albo, può lavorare per svariati enti a progetto. L’iscrizione fa si che sia tut il responsabile di quello che stai facendo, e nessun altro. Sono ambiti dove l’accesso non è per tutti, solo persone motivate e preparate per la loro specializzazione vengono iscritte, invece in italia, “tutti sanno fare tutto”, dai volontari, quasi dottori sul campo, a barellieri piloti di formula 1… ecc

In ambito UE solo in Italia si trovano albi di tutti i tipi, dove gli iscritti sono responsabili di loro stessi (spiegami questa storia). Lasciamo stare l’ambito EU, non esiste uno stato uguale all’altro… io non so se ci sono categorie per tutti i lavori, ma per quelli dove il tasso di richio a terzi è alto, penso proprio di sì; nell’ambito investigativo, esiste un’albo, ne sono sicuro, paramedici e medici, emt, sicuramente in Inghilterra , ma andrò a valutare il tutto la prossimamente.

 

M.P.

Perché non creare delle selezioni al fine di individuare persone motivate verso la professione e, magari anche adatte a ricoprire la funzione di istruttori all’interno dei gruppi di autisti?

 

FU

Ottimale, direi.

Tuttavia andrebbe organizzata in modo assolutamente disciplinato, tipo commissione.

Le dico questo, perché la mia esperienza mi insegna che creare istruttori “senza guinzaglio” vuol dire, nella mentalità italiana, che tutti si inventano di tutto.

Ognuno modifica il corso a suo piacimento ed insegna le sue esperienze; così al posto di un solo corso codificato da un solo libro di testo ci si ritroverebbe, nel giro di poco tempo, con tanti corsi e tante dispense quanti sono gli istruttori. Pensate la legge, le lacune che avrebbe il magistrato nel non sapere da dove prendere le informazioni per valutare la negligenza.

Ho assistito a innumerevoli corsi di formazione e ho riscontrato questo modo di fare praticamente ovunque, quasi fosse scritto nel codice genetico degli italiani.

In circolazione c’è un esercito di istruttori, senza permessi e senza abilitazioni particolari; autentici “maghi” dell’improvvisazione che scopiazzano e s’inventano algoritmi ad ogni piè sospinto.

Praticamente un caos indescrivibile.

 

M.P.

Sono d’accordo con lei. Anzi, credo che noi italiani non sappiamo assolutamente cosa farcene di una “Nazione”, visto che l’Italia dei Comuni è viva e vegeta in moltissimi istituzioni ed aspetti della vita di ogni giorno.

Certo è, che se venisse creato un corpo istruttori veramente disciplinato ed in grado di erogare standard formativi comuni su tutto il territorio nazionale, sarebbe proprio una gran bella cosa.

Ma ritengo che poi il lavoro non sarebbe finito lì, perché bisognerebbe anche mettere questi istruttori nelle condizioni operative migliori, incentivandoli e, al tempo stesso, disarticolando l’azione deleteria dei disfattisti di ogni professione. Cosa ne pensa?

 

FU

Concordo pienamente. Anzi, voglio essere drastico in questo.

Per “castrare” questa mala genia ci sono tantissimi modi diversi: tra questi l’utilizzare i molti medici ed infermieri, nonché tecnici extracomunitari.

Sono spesso persone preparate che andrebbero a sostituire degnamente i più reazionari fannulloni “incistati” all’interno della sanità italiana, eliminandoli completamente. Il Ministero della Salute, dovrebbe prenderne atto di questo, dato che la responsabilità di molte variazioni legislative è loro. Tutte le commissioni sono composte da persone che fanno e realizzano solo quello che gli è stato prefisso, ma devono essere indotrinate e disciplinate… ma soprattutto non devono avere troppi amici e troppi cugini…

 

M.P.

Ora le confesso che sono stato uno degli ideatori del Disegno di Legge dell’Autista Soccorritore. Uno dei propositi di quel progetto è proprio la creazione di un disciplinato corpo istruttori, spendibile tra gli autisti di tutto il territorio nazionale.

Istruttori che opportunamente, uniformemente e costantemente formati ed aggiornati, instillerebbero nel corso degli anni una formazione capillare ed omogenea (di cui si sente estremo bisogno) a tutti gli altri colleghi.

 

FU

Proposito lodevole il suo.

Ma se non vuole rimetterci in salute e veder coronato un suo sogno si trasferisca negli USA.

Solo un’autorità come l’america, può intraprendere una strada così impegnativa.

In Italia non c’è speranza: tutti sono cugini di tutti e zii di altri, quindi senza controlli rigidi, per cui…non si conclude un bel nulla!