Bivacco Al Piano

«Il bosco che convive con l’industria.» Il versante che salgo porta le tracce di un secolo di infrastrutture idroelettriche — tubazioni, casotti ENEL, strade asfaltate fino a quota 1.229 metri. Chi teme il bosco “contaminato” trova qui una risposta precisa: il bosco convive con tutto. Ha assorbito le Decauville, i cantieri degli anni Venti, le condotte forzate. Si è richiuso intorno alle opere umane come ha fatto con il gancio di ferro a Nismozza. Il bosco non compete con l’infrastruttura — la ingloba.

«L’acqua che domina il paesaggio.» La Presa Alta è l’acqua che ha cambiato Ligonchio — ha portato il lavoro, ha portato le Decauville, ha portato gli operai con le loro famiglie, ha portato la corrente elettrica in un paese di alta montagna che fino agli anni Venti si illuminava con le lampade a olio. L’acqua non è sempre solo natura — a volte è economia, storia, trasformazione. Camminare su questo versante è capire che l’acqua fa le stesse cose del bosco: non chiede permesso, trova il percorso di minor resistenza, accumula, trasforma.

Libro sui Bivacchi di Stecchezzini Alexandro dell'Appennino Reggiano

«Il bosco come luogo di conflitto passato.» La centrale di Ligonchio fu bersaglio delle truppe tedesche in ritirata nel 1945 — stessa guerra che ha lasciato le dighe di fluitazione nella Valle del Liocca di Succiso, stessa guerra che ha attraversato ogni versante di questo Appennino. Il bosco non è un luogo neutro — è un luogo in cui la storia umana si è svolta in tutta la sua complessità. Ma il bosco è anche quello che è rimasto dopo. La faggeta nata sui cantieri degli anni Venti è la stessa faggeta che ha visto i partigiani del 1944. Gli alberi non scelgono cosa testimoniare. Testimoniano tutto.

«Che il bosco sia troppo grande per essere capito.» Il sistema idroelettrico di Ligonchio — tre impianti, due bacini, cinque prese sul Rossendola, condotte forzate, vasche di carico, turbine Pelton e Francis — è effettivamente troppo grande per essere capito in una giornata. Ma il Bivacco Il Piano a 1.449 metri è piccolo, preciso, comprensibile: una stanza con due brande, un camino, una fascina di legna. Il bosco è grande — il posto in cui ci si ferma è misurabile. La dimensione umana non è la dimensione del paesaggio. È la dimensione del riparo.

L’Acqua che Scende e la Casa che Aspetta Appennino Reggiano 

Ligonchio 892 m  Presa Alta — Bivacco Il Piano 1.449 m

Martedì, che sa di corrente elettrica e faggeta

44°16’N — 10°22’E  – Valle dell’Ozola

Ligonchio di Sopra, San Rocco di Ligonchio, quota 892 m Il paese che vive di acqua

A Ligonchio sono in funzione le centrali idroelettriche che producono energia sfruttando le acque dei torrenti Rossendola e Ozola. Vengono raccolte, tramite canali, gallerie e tubazioni, anche le acque dei loro affluenti. Questo è il dato tecnico. La realtà fisica è diversa — è quella di un paese che ha convissuto per un secolo con macchine dell’acqua, con tubazioni che attraversano il versante come vene di un organismo gigantesco, con il suono continuo della centrale che non smette mai, nemmeno di notte, nemmeno nei giorni feriali quando non c’è nessuno.

Era l’anno 1915 ed era in corso la Prima guerra mondiale, ma nonostante tutto si progettavano grandi opere. Così iniziarono i lavori per la costruzione dei bacini idroelettrici di Ligonchio. Insieme alle dighe si costruirono le ferrovie a scartamento ridotto, le Decauville, che dovevano servire a trasportare i materiali di costruzione dalla centrale elettrica alla diga. La Decauville di Ligonchio dalla località di Ligonchio di Sopra giungeva alla diga di Presa Alta. (Il sentiero della Decauville di Ligonchio (ex sentiero 633) è uno splendido percorso escursionistico pianeggiante lungo circa 2,5 km in Val d’Ozola). Piccole locomotive trainavano carrelli pieni di sabbia, ghiaia, tronchi. Instancabili facevano il loro lavoro di trasporto. Si chiamavano “Titina” e “Valencia” — nomi di donna per macchine da lavoro, come le navi, come le cose a cui ci si affeziona. Tutto fu smantellato quando le decauville non servirono più allo scopo. Ma il tracciato rimase — e su quel tracciato adesso rimane energia di storie faticose e umane.

Parcheggio l’auto nel piazzale in alto, vicino all’oratorio di San Rocco. Il paese è silenzioso. Una gatta dorme su una catasta di legna. Il suono della centrale arriva da sotto, basso e continuo come un nota tenuta troppo a lungo — non fastidioso, ma impossibile da ignorare. È il basso continuo di Ligonchio.

………… Il progetto avanza.

Acquista

«Il bosco come posto incomprensibile.» La mulattiera con i muretti a secco e la condotta forzata in cemento armato raccontano due secoli di frequentazione umana di questo versante — il XIX e il XX. I muretti appartengono all’economia contadina della castagna e del pascolo. Il tubo appartiene all’economia industriale dell’energia idroelettrica. Due logiche diverse, due materiali diversi, la stessa montagna. Il bosco non è incomprensibile — è stratificato. Ogni strato ha la sua data e la sua logica.

«Il bivacco come posto che non si merita.» La fascina di legna preparata da qualcuno per il prossimo visitatore è la risposta più diretta a chi ha paura per il prossimo. Chi ha portato quella legna non sapeva chi sarebbe arrivato — poteva essere chiunque. Ha comunque portato la legna. Ha comunque accettato che il prossimo visitatore, chiunque fosse, meritasse di trovare il bivacco pronto. Il bosco e i suoi ricoveri funzionano così: per fiducia cieca verso uno sconosciuto sperando che sia “civile” e questo non accade purtroppo.

«L’energia che si consuma nel cammino.» Dal paese a quota 892 al bivacco a quota 1.449 sono 557 metri di dislivello. Li ho percorsi — con soste, con deviazioni, con il tempo passato davanti alla vasca di Tarlanda e alla casa dei guardiani. Non è una salita rapida. Ma ogni metro ha avuto qualcosa da offrire: la tubazione da Sotto Passare, la Decauville da seguire, la diga da guardare, il bosco ricresciuto da riconoscere. Il dislivello si spende meglio se si ha qualcosa da guardare durante la spesa.

Acquista su Amazon

«Che l’acqua finisca.» L’impianto di Ligonchio alimenta una cabina primaria a 132 kV, che collega sia alle province di Reggio Emilia e Parma che alla Regione Toscana. L’acqua dell’Ozola alimenta tre province. Ma l’Ozola nasce dall’Appennino — dalle sorgenti dell’alta val d’Ozola, dall’acqua che si infiltra attraverso la roccia arenaria, dai nevai residui, dalle piogge. L’acqua non finisce finché la montagna resta — e la montagna resta finché il bosco la trattiene. Il bosco non è decorativo. È strutturale.

«Essere il primo a scoprire un posto e poi perderlo.» Il Bivacco Il Piano è curato dal Comune di Ventasso — la targhetta metallica lo dice chiaramente. Non è un posto scoperto e abbandonato di nuovo, non è un segreto che rischia di scomparire. È un posto presidiato, manutenuto. Il bosco ha strutture e persone che le tengono vive — il Comune, gli escursionisti “civili” che lasciano la legna per il prossimo. Non si trova un posto e poi lo si perde. Ci si aggiunge alla sua storia di cura.

Annotazione a margine, scritta indelebile sulla vita del bivacco che si affaccia sulla radura e sulle spalle ci sono: “Titina” e “Valencia” — i nomi delle locomotive della Decauville. Qualcuno aveva deciso che quelle macchine meritavano un nome. Avevano ragione. Tutto quello che lavora abbastanza a lungo merita un nome.